CHE COSA SUCCEDE QUANDO UN DOLORE ESISTE NEL CORPO MA NON NEI DATASET?
ARCHIVIO UTERI FRAGILI NASCE COME PROGETTO DI RICERCA SPECULATIVO PER RENDERE VISIBILI ESPERIENZE DI DOLORE UTERINO CHE OGGI RESTANO AI MARGINI DEI SISTEMI DI RAPPRESENTAZIONE E COMPRENSIONE.
Archivio Uteri Fragili nasce come progetto di ricerca sviluppato nell’ambito di una tesi magistrale di design.
Il progetto affronta il tema del dolore uterino cronico invisibile, con particolare attenzione all’endometriosi. Nonostante colpisca circa una persona con utero su dieci in età fertile, questa condizione rimane spesso invisibile: invisibile per la società, che tende a normalizzare il dolore mestruale; invisibile per la medicina, che registra ancora lunghi ritardi diagnostici; invisibile per la cultura, che continua a relegare il corpo mestruale a silenzi e tabù. Di fronte a questa invisibilità, il progetto esplora come il design possa contribuire a rendere visibili esperienze che sfuggono ai sistemi tradizionali di raccolta dati, trasformando il dolore da esperienza privata a fenomeno condivisibile.
Nel sistema medico contemporaneo il dolore viene spesso tradotto in scale numeriche standardizzate, che riducono l’esperienza a un valore da 0 a 10. Questi strumenti sono utili nella pratica clinica, ma non riescono a restituire la complessità dell’esperienza vissuta: interferenze nella vita quotidiana, stanchezza cronica, adattamenti, dimensioni emotive e relazionali. Il dolore non è solo un dato biologico, ma un’esperienza incarnata, situata e difficile da tradurre in numeri o linguaggio.
Questa difficoltà di rappresentazione è parte di un problema più ampio: il gender health gap. Per lungo tempo la medicina ha assunto il corpo maschile come standard implicito, lasciando il corpo femminile ai margini della ricerca e dei dataset clinici. Questo produce lacune conoscitive, ritardi diagnostici e una sistematica sottovalutazione del dolore riportato dalle pazienti. In questo contesto emergono quelli che la teoria dei dati definisce missing datasets: esperienze corporee e sintomi che esistono nella realtà ma non vengono registrati nei sistemi ufficiali di raccolta dati. Archivio Uteri Fragili nasce per interrogare questa frattura tra esperienza vissuta e rappresentazione del dato.
Il progetto si inserisce nel campo di ricerche come MakeAware!, esplorando i dati taciti del dolore: sensazioni corporee, memorie e vissuti che difficilmente trovano spazio nei sistemi di misurazione tradizionali. Attraverso il design, questi dati vengono tradotti in forme che parlano non solo alla razionalità ma anche al corpo e all’empatia. L’archivio raccoglie testimonianze anonime di esperienze di dolore uterino. Attraverso un sistema parametrico interattivo, queste esperienze vengono tradotte in configurazioni tridimensionali esplorabili. Ogni testimonianza genera una forma nello spazio dell’archivio. Le connessioni tra le forme emergono attraverso tag condivisi, rendendo visibili ricorrenze tra contributi diversi. In questo modo ciò che appare individuale può essere osservato come fenomeno collettivo.
La tridimensionalità non è un elemento puramente estetico. Restituire volume al dolore significa riconoscerne la natura incarnata e stratificata, trasformando il dato da astrazione numerica a presenza percepibile. La forma tridimensionale permette di rappresentare dimensioni dell’esperienza difficili da catturare attraverso grafici o scale numeriche, aprendo la possibilità di esplorare il dolore come configurazione spaziale. Le configurazioni generate possono inoltre essere tradotte in oggetti stampati in 3D, rendendo il dato osservabile, manipolabile e condivisibile anche al di fuori della piattaforma digitale. Archivio Uteri Fragili si configura come un dispositivo speculativo di ricerca partecipata.
L’archivio si fonda sui principi di cooperazione, anonimato e autodeterminazione. Le testimonianze vengono raccolte in forma anonima e utilizzate esclusivamente per finalità di ricerca.
Il progetto non intende sostituire il consulto medico, ma proporre uno spazio di visualizzazione critica e sensibilizzazione su patologie e condizioni ancora poco considerate.